È possibile invecchiare bene?

Invecchiare bene si può?

Se fosse possibile esprimere un desiderio… a quanti di voi non piacerebbe invecchiare nel migliore dei modi, Continuando a sentirsi vitali ed  energici, in salute, con buone facoltà mentali?

E’ solo questione di genetica o si può davvero fare qualcosa per invecchiare bene?

L’invecchiamento e’ un processo fisiologico, graduale di mutazione che ha inizio nell’eta’ adulta. Non vi e’ un’eta’ precisa, ma il percorso di declino delle funzioni fisiologiche va avanti per tutti, nonostante per alcuni non e’ assolutamente evidentemente mentre per altri si nota di più. 

I cambiamenti che si verificano con il normale invecchiamento espongono alcune persone a un rischio maggiore di sviluppare certi disturbi. 

Nel corso di quest’articolo vedremo quali sono questi fattori di rischio e quali strategie preventive utilizzare per invecchiare in modo sano. 

Quali sono i fattori che ci mantengono in salute?

Genetica, ambiente/società, abitudini e stile di vita, alimentazione/integrazione, qualità’ del sonno, attività’ fisica/recupero, esposizione al sole, respirazione, stabilita’ emotiva, contatto con la natura, relazioni sociali/ affettive, presenza / accettazione.

Come ben evidenziato nel riquadro sopra la genetica e’ solo una piccola porzione del quadro d’insieme.

Per rimanere in salute e favorire i normali processi fisiologici alla base dell’invecchiamento e’ importante mantenere l’equilibrio tra tutti questi fattori.
La perdita di equilibrio tra questi elementi conduce inevitabilmente a un disequilibrio patologico e quindi alla malattia. 

Oggi il numero di anziani che soffrono di malattie cronico- degenerative (tra le quali Demenze Senili, Parkinson, Depressioni, Arteriosclerosi) e’ in crescente aumento.

Secondo alcuni dati epidemiologici i casi di demenza nei paesi occidentali potrebbero triplicarsi nei prossimi trent’anni. Sono dati davvero allarmanti, che richiedono riflessioni….. 

“In tutte le forme di demenza si riconoscono fattori di degenerazione cellulare riconducibili all’azione dei radicali liberi e a fattori ipoglicemici; nel caso dell’Alzheimer e’ stata trovata una stretta correlazione con il diabete di tipo 2. “

Facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire: 

Cos’e’ la Demenza?

 In questo termine generico rientrano più di 100 malattie, caratterizzate da un disordine della normale funzionalita’ cerebrale dovuta a una degenerazione delle cellule nervose per alterazione della trasmissione neurotrasmettitoriale. 

Le più conosciute sono l’Alzheimer in cui si ha un disordine cognitivo, il Morbo di Parkinson che riguarda la sfera motoria; tutte le demenze sono sempre accompagnate da stati depressivi (disturbi dell’umore). 

Cosa sono i neurotrasmettitori?

I neuroni comunicano tra di loro tramite sinapsi (chimica o elettrica), le informazione sono veicolate dai neurotrasmettitori, che si legano a un recettore, il quale scatena una risposta inibitoria o eccitatoria nel neurone post sinaptico. 

I tre neurotrasmettitori più noti, ma anche quelli che hanno un impatto significativo sull’instaurarsi del processo patologico nelle demenze, che modificano la funzionalita’ metabolica e gli stati d’umore sono: 

SEROTONINA, DOPAMINA, NORADRENALINA. 

•SEROTONINA: si occupa di regolare l’umore, i ritmi di sonno e veglia, la sessualita’; attraverso le piastrine regola la dilatazione dei vasi sanguigni, la funzionalita’ di stomaco e intestino. L’alterazione della trasmissione di serotonina, causa anche un decremento del suo precursore (L-TRIPTOFANO) e modifica la trasmissione recettoriale, inducendo stati depressivi. 

•DOPAMINA: attraverso il sistema nervoso simpatico ha un ‘influenza diretta sulla frequenza cardiaca e sul sistema circolatorio; gioca un ruolo centrale nei processi di apprendimento e cognizione, nei meccanismi di motivazione-ricompensa (e’ la più studiata nei meccanismi di dipendenza dalle droghe). Nella malattia di Parkinson la principale alterazione riguarda proprio la diminuzione dei livelli di dopamina a livello dei gangli della base (rappresentano un circuito di informazioni che dalla corteccia raggiungono i motoneuroni spinali). In questa patologia inoltre si riscontrano anche bassi livelli di acetilcolina e serotonina con la presenza di stati depressivi. 

Al contrario nella malattia di Alzheimer (la cui origine e’ da imputarsi all’accumulo nel cervello di placche della proteina beta-amiloide), predomina la carenza di acetilcolina e la perdita di neuroni colinergici (da cui i disturbi cognitivi) in strutture come l’ippocampo e Locus Coeruleus (principale nucleo noradrenergico nell’uomo).

•NORADRENALINA: favorisce l’aumento del battito cardiaco perche’ la sua funzione principale e’ quella di tenerci svegli, attivi e pronti a reagire di fronte a un pericolo imminente.Viene rilasciata sotto stimolazione del cortisolo, aumenta l’apporto sanguigno ai muscoli e il rilascio di zuccheri dal fegato, mentre diminuisce le attivita’ digestive e inibisce gli altri neurotrasmettitori proprio per mantenerci vigili. 

Dieta per invecchiare bene

Quali sono i fattori ipoglicemici che favoriscono il processo di degenerazione cellulare alla base della malattia di Alzheimer?

Gli zuccheri e l’alimentazione ricca di carboidrati insulinici possono avere qualche effetto sulla salute dei nostri neuroni? Rappresentano un fattore di rischio? 

Assolutamente si

Una quantità eccessiva di insulina altera la produzione di dopamina e noradrenalina a favore della serotonina (che ci da’ quel senso di appagamento ma anche di dipendenza da questi cibi ) ma che poco dopo cala (causando il noto “calo glicemico”) innalzando il cortisolo, che a sua volta inibisce la serotonina. 

Queste continue fluttuazioni ormonali causate da stile di vita e alimentazione sfavorevole sono molto dannosi per i nostri neuroni.

Ricordo che tra le cinque sfere coinvolte nelle malattie croniche si trovano :

  1. Alterazione del metabolismo Glucidico-lipidico
  2. Aumento dello stress ossidativo mitocondriale
  3. Difetto nel processo di detossificazione
  4. Difetto nel processo di mediazione
  5. Infiammazione cronica

Invecchiare bene: consigli

Per la malattia di Alzheimer, ma non solo, gli studi più recenti dimostrano come una dieta paleo/chetogenica con introduzione di olio di cocco, combinato con integrazione di vitamine C e B, migliorano il trofismo del cervello. 

Nelle demenze in generale, ma anche in tutti i processi cronico- degenerativi e’ fondamentale cambiare la dieta, migliorare il proprio stile di vita, fare sport all’aria aperta perché sono gli unici elementi che possono migliorare la vitalità del cervello, la salute in generale e ridurre il rischio di demenza. 

Lascia un commento

Sono Vanessa Di Nepi

Benvenuto sul mio sito dove troverai i miei recapiti e informazioni sul mio lavoro. Qui pubblico periodicamente articoli con suggerimenti e tecniche per migliorare la qualità della vita di tutti i giorni.

Seguimi e comincerai già a sentirti meglio!

Resta in contatto